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  <title>PRESSToday - WikiDemocracy</title>
  <link>http://www.prestoday.com</link>
  <description>Canale tematico su PRESSToday, il motore di ricerca per le notizie. Rassegne stampa online</description>
  <language>it-IT</language>
  <copyright>Copyright © P.Review S.R.L.</copyright>
  <pubDate>Tue, 13 May 2008 18:35:12 +0200</pubDate>
  <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
  <category>WikiDemocracy</category>
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   <title>La democrazia all'epoca di Wiki</title>
   <link>http://webstorage.mediaon.it/SWAP/Sondrio/GiornaleOnLine/giornale_articolo.php?id_pagina=2877&amp;pagina=36&amp;versione=testuale&amp;zoom=&amp;id_articolo=23460</link>
   <source>Provincia di Sondrio, La</source>
   <pubDate>Mon, 12 May 2008 19:28:00 +0200</pubDate>
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La democrazia all'epoca di Wiki
Un progetto in rete per la stesura e la revisione partecipata dei programmi politici
Dai blog ai forum, dai siti vetrina ai portali web 2.0, le iniziative di marca politica in Italia fioccano in rete. Programmi, video-interviste, brochure, video-comizi stanno a testimoniare come la politica italiana sia approdata sul web per insediarsi in uno spicchio di spazio elettronico. Candidati, membri di associazioni, semplici cittadini, postano commenti, mobilitano col passaparola, discutono, annotano appuntamenti e s'industriano a trovare fondi. In questo mare magnum di attività WikiDemocracy mira a coinvolgere gli abitanti della rete in un progetto «collaborativo e democratico per la stesura e revisione di programmi politici». In quest'ottica, una volta registrato e autenticato attraverso sms, un utente diventa un fattore di elaborazione della carta programmatica del partito cui ha deciso di affiliarsi. Perciò il wiki, il software alla base dell'operazione, si trasforma in una «piattaforma abilitante alla scrittura partecipata, specializzata su uno specifico argomento».
Una frontiera virtuale
Secondo Stefano Quintarelli, animatore e capofila della proposta di WD, la Rete costituisce «uno dei luoghi privilegiati per la partecipazione e il confronto». Per questa concezione, che si sofferma sul carattere bottom-up e many-to-many della comunicazione, va preso sul serio il discorso sul «contributo della telematica nella trasformazione delle procedure di formazione dell'opinione politica» (La Spina) cercando d'integrare l'interattività on line nei processi di decisione pubblica e far beneficiare la cittadinanza delle opportunità della democrazia elettronica, a dispetto di una ?old politics? in cui resiste un atteggiamento mutuato dal sistema informativo broadcast e top-down. Infatti, gli attori della politica tradizionale, benché attratti dal fenomeno Internet, generalmente si limitano a trasferire nel campo virtuale modus operandi e criteri burocratici adottati nel mondo reale che al massimo prevedono «ascolto senza dialogo» (Pittèri). Ma a fronte della tendenza a debilitare la capacità di controllo e ad espellere da certe funzioni la cittadinanza, le nuove tecnologie di contro le riportano a disposizione restituendole alla base. Forte del supporto tecnico la politica esce dal chiuso di una cerchia di introdotti per immettere direttamente il netizen nel circuito della policy sphere (Bennet, Entmann). Per questo suo potenziale liberatorio a giudizio di alcuni studiosi la rete costituirebbe il volano per la realizzazione di un'iperdemocrazia (Tursi), quale forma più elevata di convivenza. Anzi il cyberspazio rappresenterebbe già la materializzazione tecnologica di un ideale moderno di società (P. Lévy) a misura di una «folla intelligente». Nelle reti, a parere di de Kerckhove, riposa «una proprietà essenzialmente democratica» che assegna ad una élite, la cyborghesia, il compito di aggiornare il volto della politica.
La tribuna si fa elettronica
Spingendosi ancora più oltre la speculazione teorica attribuisce al cyberspazio il carattere di «un potente dissolvente simbolico» idoneo a far sparire la dimensione politica e statuale. Per Jacques Attali la democrazia sarà elettronica e il politico si dileguerà. Internet in questa versione libertaria e anti-gerarchica diventa l'agente che «assicura il passaggio da una modificazione tecnica ad una trasformazione sociale». Senonché anche associandolo ad un ?positivo sentire? verso i new media il disegno di WD s'inscrive in un filone di pensiero che non medita di accentuare la dicotomia tra e-democracy e ?tarda-democrazia? ma vuole invece mettere in relazione mediatori partitici e cittadini onde irrobustire i processi democratici e assicurare che la presenza dell'individuo sovrano nel processo politico non sia ridotta al momento elettorale.
Carlo Lavalle
12/05/2008
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   <title>La democrazia all'epoca di Wiki</title>
   <link>http://webstorage.mediaon.it/SWAP/Como/GiornaleOnLine/giornale_articolo.php?id_pagina=6871&amp;pagina=48&amp;versione=testuale&amp;zoom=&amp;id_articolo=53304</link>
   <source>Provincia di Como, La</source>
   <pubDate>Mon, 12 May 2008 19:02:00 +0200</pubDate>
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La democrazia all'epoca di Wiki
Un progetto in rete per la stesura e la revisione partecipata dei programmi politici
Dai blog ai forum, dai siti vetrina ai portali web 2.0, le iniziative di marca politica in Italia fioccano in rete. Programmi, video-interviste, brochure, video-comizi stanno a testimoniare come la politica italiana sia approdata sul web per insediarsi in uno spicchio di spazio elettronico. Candidati, membri di associazioni, semplici cittadini, postano commenti, mobilitano col passaparola, discutono, annotano appuntamenti e s'industriano a trovare fondi. In questo mare magnum di attività WikiDemocracy mira a coinvolgere gli abitanti della rete in un progetto «collaborativo e democratico per la stesura e revisione di programmi politici». In quest'ottica, una volta registrato e autenticato attraverso sms, un utente diventa un fattore di elaborazione della carta programmatica del partito cui ha deciso di affiliarsi. Perciò il wiki, il software alla base dell'operazione, si trasforma in una «piattaforma abilitante alla scrittura partecipata, specializzata su uno specifico argomento».
Una frontiera virtuale
Secondo Stefano Quintarelli, animatore e capofila della proposta di WD, la Rete costituisce «uno dei luoghi privilegiati per la partecipazione e il confronto». Per questa concezione, che si sofferma sul carattere bottom-up e many-to-many della comunicazione, va preso sul serio il discorso sul «contributo della telematica nella trasformazione delle procedure di formazione dell'opinione politica» (La Spina) cercando d'integrare l'interattività on line nei processi di decisione pubblica e far beneficiare la cittadinanza delle opportunità della democrazia elettronica, a dispetto di una ?old politics? in cui resiste un atteggiamento mutuato dal sistema informativo broadcast e top-down. Infatti, gli attori della politica tradizionale, benché attratti dal fenomeno Internet, generalmente si limitano a trasferire nel campo virtuale modus operandi e criteri burocratici adottati nel mondo reale che al massimo prevedono «ascolto senza dialogo» (Pittèri). Ma a fronte della tendenza a debilitare la capacità di controllo e ad espellere da certe funzioni la cittadinanza, le nuove tecnologie di contro le riportano a disposizione restituendole alla base. Forte del supporto tecnico la politica esce dal chiuso di una cerchia di introdotti per immettere direttamente il netizen nel circuito della policy sphere (Bennet, Entmann). Per questo suo potenziale liberatorio a giudizio di alcuni studiosi la rete costituirebbe il volano per la realizzazione di un'iperdemocrazia (Tursi), quale forma più elevata di convivenza. Anzi il cyberspazio rappresenterebbe già la materializzazione tecnologica di un ideale moderno di società (P. Lévy) a misura di una «folla intelligente». Nelle reti, a parere di de Kerckhove, riposa «una proprietà essenzialmente democratica» che assegna ad una élite, la cyborghesia, il compito di aggiornare il volto della politica.
La tribuna si fa elettronica
Spingendosi ancora più oltre la speculazione teorica attribuisce al cyberspazio il carattere di «un potente dissolvente simbolico» idoneo a far sparire la dimensione politica e statuale. Per Jacques Attali la democrazia sarà elettronica e il politico si dileguerà. Internet in questa versione libertaria e anti-gerarchica diventa l'agente che «assicura il passaggio da una modificazione tecnica ad una trasformazione sociale». Senonché anche associandolo ad un ?positivo sentire? verso i new media il disegno di WD s'inscrive in un filone di pensiero che non medita di accentuare la dicotomia tra e-democracy e ?tarda-democrazia? ma vuole invece mettere in relazione mediatori partitici e cittadini onde irrobustire i processi democratici e assicurare che la presenza dell'individuo sovrano nel processo politico non sia ridotta al momento elettorale.
Carlo Lavalle
12/05/2008
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   <title>Tecnonews</title>
   <link>http://espressonline.extra.kataweb.it:80/eolextra/eol.jsp?id=2024347&amp;giornale=espresso&amp;page=article&amp;rname=rubriche</link>
   <source>Espresso, L' (abbonati)</source>
   <pubDate>Tue, 06 May 2008 10:37:00 +0200</pubDate>
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 L'espresso extra
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 Numero 18 anno 2008
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 TECNOLOGIA
SEX GAME DI FRANCESCO D'ERRICO Sensori per lei
 Un reggiseno per lei e un paio di boxer per lui, che basta toccare per attivare i controlli di un videogame. Per ora si tratta di un prototipo, una provocazione a met&amp;agrave; tra arte e tecnologia, ma chiss&amp;agrave; che a qualche azienda produttrice di videogiochi o di lingerie non venga in mente prima o poi di trasformarla in prodotto commerciale. L'idea degli Intimate Controllers &amp;egrave; venuta a Jenny Chowdhury per criticare la 'vedovanza da consolle' che colpisce le mogli costrette a trascorrere le serate in solitudine mentre i mariti si trastullano con sparatutto o partite di calcio virtuali. All'interno dei capi di biancheria intima, spiega Jenny nel suo sito (www.jennylc.com), sono inseriti sei sensori, in punti che si avvicinano progressivamente alle zone erogene: basta appoggiare la mano sinistra o la destra sul corpo del proprio partner per muovere di qua e di l&amp;agrave; la racchetta di una simulazione di tennis in stile Pong. Cos&amp;igrave;, superando progressivamente i livelli di difficolt&amp;agrave; del gioco elettronico, si procede verso un grado di intimit&amp;agrave; sempre maggiore: il contatto fisico come esperienza ludica e nuova forma di comunicazione.
 TECNOLOGIA
 Sole piccante
 Curry e tandoori rigorosamente cucinati a energia solare.
&amp;Egrave; cos&amp;igrave; che si prepara il cibo ora a Taleti, cittadina indiana sul Mount Abu, a 1200 metri d'altitudine. L&amp;igrave;, nella mensa della Braham Kumaris World Spiritual University, &amp;egrave; in attivit&amp;agrave; la pi&amp;ugrave; grande cucina solare del mondo, che utilizza 84 specchi parabolici riflettenti e capaci di generare temperature vicine a 650 , producendo cos&amp;igrave; ogni giorno fino a 4 tonnellate di vapore. Il quale viene convogliato
in 'isole di cottura' su cui pentoloni da 200-400 litri di capacit&amp;agrave; cuociono circa 20 mila pasti giornalieri. Quando il sole picchia davvero per&amp;ograve; i piatti sfornati
in questo modo possono diventare 38 mila. S. V.
 TECNOLOGIA
 Il robot va all'attacco
 Sta sul palmo di una mano, con i cingoli in miniatura e le microantenne: a vederlo si direbbe un giocattolo per bambini. Robusto ma leggero, grande quanto un mazzo di carte, con un'autonomia dai sette ai 14 giorni, LANdroid &amp;egrave; invece
il minuscolo robot che il Pentagono e la Darpa americana stanno mettendo a punto per i combattimenti casa per casa, quelli che i marines affrontano ogni giorno nelle citt&amp;agrave; irachene. Il progetto prevede di creare una flotta di questi robot miniaturizzati dotandoli
di sensori d'ogni genere,
in grado di mettersi in comunicazione e trasmettersi informazioni in un network
e capace di auto-ripararsi
in caso di attacco. Il costo vuole essere molto contenuto: &amp;egrave; previsto
in un centinaio di dollari
a esemplare. F. Sch.
 TECNOLOGIA
 Non solo cyber
di VITTORIO ZAMBARDINO
 Quasi pi&amp;ugrave; dei sondaggi. Durante l'ultima campagna elettorale su internet ha spopolato l'analisi del 'buzz'. Che &amp;egrave; l'analisi quantitativa della chiacchiera di rete. Si prende un universo composto di testi blog (commenti e post), di discussioni nei forum, nei gruppi e nelle liste, perfino di registrazioni di chat, ed ecco costituita la base materiale dell'indagine. Poi si cerca quante volte appare un nome o un tema. Ce ne sono state almeno tre, di ricerche del genere, ma quella pi&amp;ugrave; regolare nel fornire analisi settimanali &amp;egrave; stata quella che Antonio Sofi, docente universitario a Firenze, ha tenuto su Spindoc (www.spindoc.it). I risultati? Terribilmente ovvii, ma col senno di poi: si &amp;egrave; parlato pi&amp;ugrave; di Berlusconi che di Veltroni. Una rete 'berlusconiana', un'altra? Macch&amp;eacute;: citazione non &amp;egrave; consenso, nel novero rientrano gli insulti. Citazione &amp;egrave; 'interesse'. Quindi la 'parte abitata' della rete respira con i media mainstream, risponde agli impulsi che i protagonisti sanno trasmettere attraverso tv, radio e giornali. Ora questa constatazione &amp;egrave; destinata a non piacere a tutti coloro che vedono internet come un mondo a parte, e magari moralmente migliore degli altri media. In quest'area culturale, c'&amp;egrave; stato qualche tentativo di scrivere un'agenda politica da parte dei cittadini, diretta ai partiti, e 'saltando' i media (Wikidemocracy). Ottimo proponimento, risultato non eccelso, almeno al momento. La conclusione possibile sembra duplice: per ora anche in rete 'appare' meglio chi ha 'potenza di fuoco' mainstream, la propaganda prevale sulla conversazione. E non solo: quando la 'conversazione' riesce a diventare volont&amp;agrave; che influisce sulla politica &amp;egrave; solo perch&amp;eacute; una leadership la sta usando attraverso una nuova 'reintermediazione' (inutile far nomi di comici). Vecchia storia: la forza del mezzo non &amp;egrave; 'tecnica', &amp;egrave; politica. Funziona solo in presenza di contenuti e volont&amp;agrave;.
 zetavu@gmail.com
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